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1. Vaccinazione per I.A. 2026 in veneto
(AVN) – Verona, 5 febbraio 2026
"Il Veneto sarà la prima regione italiana ad avviare la vaccinazione contro l'influenza aviaria. È una scelta strategica, fondata su dati scientifici solidi e su un'esperienza maturata sul campo in anni difficili, che segna un passaggio fondamentale nella prevenzione di una delle emergenze sanitarie più impattanti per il nostro sistema agroalimentare e sanitario. La vaccinazione però deve andare di pari passo con il rafforzamento delle misure di biosicurezza, con una gestione attenta della densità degli allevamenti, con la programmazione degli accasamenti, i fermi produttivi programmati e il disincentivo alla creazione di nuovi allevamenti in aree già fortemente congestionate. Solo così gli sforzi per la campagna vaccinale avranno effettivamente successo".
Lo ha dichiarato l'assessore regionale all'agricoltura Dario Bond, intervenendo oggi a Fieragricola Verona alla presentazione del nuovo piano di intervento vaccinale per il controllo del virus presso lo spazio Copagri, alla presenza del commissario straordinario per l'emergenza HPAI dottor Giovanni Filippini, della direttrice dell'ISZVE d.ssa Antonia Ricci, del presidente nazionale Copagri Tommaso Battista e del Veneto Carlo Giulietti.
La campagna prenderà avvio a partire da aprile, con l'obiettivo di garantire la protezione completa degli animali entro il prossimo autunno. Il Veneto sarà capofila di un progetto nazionale che coinvolgerà anche Lombardia ed Emilia-Romagna, ma la prima inoculazione avverrà proprio sul territorio veneto.
Qui il piano interesserà 136 allevamenti di tacchini da carne e 64 allevamenti di galline ovaiole, concentrati prevalentemente nell'area della provincia di Verona, una delle zone a più alta densità avicola e maggiormente esposte al rischio. Complessivamente saranno somministrate oltre 4 milioni di dosi ai tacchini e circa 10 milioni di dosi alle galline ovaiole, con richiamo. Sugli stessi allevamenti vaccinati sarà attivato ogni 30 giorni il piano di sorveglianza prescritto da EFSA.
Secondo l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, il vaccino si è dimostrato estremamente efficace ed è uno strumento essenziale per una regione come il Veneto, collocata lungo le principali rotte migratorie degli uccelli selvatici, principale veicolo di introduzione del virus.
Negli ultimi anni il Veneto è stato tra le regioni più colpite dall'influenza aviaria in Italia. Dal 2020 a oggi si sono registrati 316 focolai domestici, su un totale nazionale di 477, con un impatto particolarmente rilevante nelle province di Verona, Padova, Vicenza e Treviso.
Il peso economico dell'emergenza per il Veneto è stato enorme: tra danni diretti (abbattimenti degli animali) e danni indiretti (mancati introiti, blocchi produttivi e della filiera), la Regione ha indennizzato gli allevatori per quasi 240 milioni di euro nel quinquennio.
"Numeri che parlano da soli – ha sottolineato Bond – e che rendono evidente come la vaccinazione rappresenti non solo una misura sanitaria, ma anche uno strumento di tutela economica e sociale per migliaia di imprese".
Il Veneto conta 2.506 allevamenti avicoli, con oltre 48,6 milioni di capi presenti (al 31 dicembre 2025). In questo contesto, il piano vaccinale costituisce un tassello fondamentale, di pari passo con misure di biosicurezza sempre più stringenti e con una gestione attenta degli allevamenti. "La nostra regione ancora una volta fa da apripista – ha concluso Bond – mettendo a sistema ricerca scientifica, sanità pubblica, mondo produttivo e istituzioni. L'obiettivo è chiaro: prevenire, proteggere e garantire stabilità a una filiera strategica per l'economia regionale e nazionale".
>>> A questo link il report con i dati sull'aviaria in Veneto 2020-2026, le foto e le videointerviste https://drive.google.com/drive/folders/16eRlAtuWGrrM14rVv4TMFEkO8IToVRnB?usp=sharing <<<
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Lo scorso 22 gennaio 2026 è stata pubblicata la sentenza con cui la Corte di giustizia
dell'Unione europea si è pronunciata sul rinvio disposto all'epoca (7 luglio 2023) dal TAR
Lombardia.
Con tale pronuncia, la disposizione di riferimento – l'art. 15-bis del d.l. n. 4/2022 – è stata
sostanzialmente ritenuta conforme alla disciplina di fonte europea.
Nello specifico, la Corte di giustizia ha ritenuto che l'importo del tetto ai ricavi fissato dallo
Stato italiano, seppur inferiore a quello previsto a livello europeo dal regolamento
2022/1854, "non è, di per sé, idoneo a dimostrare l'incompatibilità di questo primo tetto
con tale regolamento", in quanto quest'ultimo lascia "un certo margine di discrezionalità
agli Stati membri, che consente loro di determinare il tetto da essi fissato tenendo conto
delle caratteristiche proprie del loro mercato nazionale".
Il giudice ha però ricordato che il tetto fissato dagli Stati membri "non deve compromettere
i segnali d'investimento e deve fare in modo che gli investimenti e i costi di esercizio siano
coperti".
La valutazione in ordine al rispetto delle suddette condizioni "è di natura materiale e
dipende dalle caratteristiche proprie del mercato nazionale nonché dall'insieme delle
circostanze di diritto e di fatto che caratterizzano, in particolare, la situazione dei produttori
di energia elettrica in questione"; per tale ragione, una simile valutazione è stata rimessa
al giudice nazionale, sulla scorta di alcune precisazioni fornite dal giudice europeo.
A questo punto, la vicenda torna di nuovo nelle mani del giudice italiano, al quale spetterà
svolgere, dunque, la valutazione di cui sopra alla luce delle suddette precisazioni, nonché
delle indicazioni che gli operatori potranno in quella sede presentare.
Come avrete modo di capire, il quadro si presenta al momento incerto, anche in
considerazione dell'ulteriore rinvio alla Corte di giustizia disposto dal Consiglio di Stato
(peraltro, per aspetti non del tutto sovrapponibili a quelli già esaminati, e dunque
potenzialmente forieri di novità sui giudizi in corso).
A tal proposito, stiamo elaborando la miglior strategia per il settore e gli operatori
interessati insieme agli altri colleghi che sono coinvolti nella vicenda processuale e alle
associazioni industriali rappresentative.
Sarà nostra cura fornirvi ogni ulteriore aggiornamento in merito.
Un cordiale saluto e a presto,
Cesare Fossati (anche per i Colleghi)
CESARE FOSSATI
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AVA sta prendendo accordi con i Biodigestorii sul territorio per il ritiro della pollina dagli allevamenti degli associati. Seguiamo la contrattistica, la documentazione necessaria, la gestione logistica ed il prezzo (€/Tonn. + Iva).
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